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Abbasso la coniugazione alla prima persona singolare!

By intothepot, 03/03/2014

Eccomi. Ho molti temi su cui volevo esprimermi: la schiavitù del XXI secolo, gli organi venduti sottobanco, il controllo illecito dell’opinione della grande massa, la falsa libertà d’espressione ed il falso mito del liberalismo; la lista, ahimè, è molto lunga, ma questa sera ho solo voglia di sfogarmi. A volte prende un po’ il sopravvento la tristezza, mi sento sola nelle mie idee. So di non esserlo, perché conosco persone che mi hanno dato molto, sia a livello personale con la conoscenza e la discussione, sia virtualmente, perché leggo tantissimo e sono rimasta colpita dagli scritti di diversi articolisti del web, i quali mi hanno lasciato un senso di riflessione che non capita spesso. Spero che i miei scritti possano lasciare qualcosa di buono dentro ogni lettore, perché ho urgenza che qualcosa di buono inizi ad arrivare. Ho urgenza di vedere un cambiamento intorno a me. Probabilmente non arriverà, o forse sì, so solo che vorrei che le persone iniziassero a tramutare la loro visione soggettiva ed egoistica della vita in una visione più collettiva: una visione di vita comune, di condivisione e non una visione ed un desiderio di realizzazione puramente personale e materialistico. Vorrei che il pensiero di vita si coniugasse alla prima persona plurale piuttosto che alla prima singolare. Nessuno può negare che il materialismo domina i pensieri della maggior parte delle persone. Siamo stati abituati e portati a credere che il benessere e la soddisfazione arrivino solamente con il circondarsi di cose belle e socialmente approvate. Se iniziassimo ad interessarci di più delle problematiche sociali, ci sentiremmo così insoddisfatti? Abbiamo paura che le nostre azioni non servano a nulla? Avere il timore che non servano a nulla non è meglio di far finta di non vedere i problemi? Pensare troppo agli altri vi sembrerebbe come se steste sprecando le vostre giornate? Se foste voi quelli su un barcone diretto in chissà quale Paese, pronti a fare di tutto e a subire di tutto, in cerca di una vita che si possa chiamare veramente così, non vorreste che qualcuno vi chieda il perché, vi chieda da dove venite e cosa provate e che vi aiuti? Non è molto egoista e abbastanza infame fregarsene dei problemi altrui, solamente perché noi non siamo direttamente coinvolti? Vi sembra normale non interessarsi di come esista, oggi come ieri, la tratta degli schiavi, schiavi che vengono lasciati morire in chissà quale miniera, di non interessarsi di come esistano nette differenze fra le classi sociali? Ma soprattutto, di come esistano le classi sociali? Pensare che siamo usciti tutti dallo stesso buco è qualcosa di troppo filosofico? Ah sì, scusatemi, noi viviamo nell’era del “più soldi hai, più ti rispetto”. Comprensibile, vero?

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Non accetterò mai l’opinione delle persone che mi dicono che la vita è troppo breve per tentare di cambiare le cose. Non accetterò mai l’egoismo della gente né tantomeno l’indifferenza che vedo intorno a me.

Come si può continuare a parlare di grandissime stronzate quando gli esseri umani (quelli considerati di serie b) stanno morendo, o peggio, vengono lasciati morire? Gridiamo allo scandalo quanto scompare una donna in Italia e poi, con il megafono, urliamo un grande vaffanculo a coloro che vengono schiavizzati e maltrattati in ogni dove del Pianeta Terra, incluso lo Stivale? Ah, avete ragione, dimenticavo: c’è quella famosa gente che ci mangia con le carestie, con la siccità, con la schiavitù degli esseri umani, con la compravendita di donne e quindi mi devo stare zitta, giusto? Se la vostra bambina piange, perché vuole la Barbie, andate in panico, ma di quelle bambine e bambini che muoiono per mancanza di acqua o di cibo o che lavorano 12 ore al giorno, o che vengono mandati in guerra, non vi importa nulla? Strana logica.

Come si dice: l’importante è che noi stiamo bene, vero? E allora che dire: spero che gli Oscar vi siano piaciuti.

 

Arielle T.

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