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Il racconto, il tempo ed il proverbio

By intothepot, 03/01/2015

Quante volte ancora dovrò ricominciare a scrivere questo pezzo? Speriamo che questa sia quella buona. E’ passato molto tempo dall’ultima volta che ho scritto e forse ci ho perso la mano (o la penna). Ho avuto problemi con il mio migliore amico, Lecter, il quale ha avuto la non brillante idea di fuggire, causandomi un infarto emotivo non indifferente, ma ora ci siamo riconciliati. Se non ricordo male, vi ho già “parlato” di lui, in un precedente articolo inerente l’adozione di animali, il traffico di quest’ultimi e la malata considerazione dell’animale come accessorio, piuttosto che come amico. La sua fuga mi ha ricordato molte cose, belle e brutte, fra cui il non dare mai per scontato la presenza di chi amiamo nella nostra vita. Chi ci ama, umano o animale che sia, merita il nostro tempo ed il nostro amore. Il tempo è la cosa più preziosa che c’è e ci sono tante persone che lo dedicano a coloro che ne hanno più bisogno.

Nel mio caso, senza la presenza di persone volontarie che mi aiutassero a ritrovare il mio “cucciolo” di 9 anni, non sarei mai riuscita a riacciuffare quel birbante peloso.

Scrissi, in precedenza, riguardo l’importanza del volontariato e del dedicarsi agli altri e, sperando che sempre più persone si possano avvicinare a tale attività, rinnovo la mia gratitudine per coloro che trascorrono parte del proprio tempo a stare vicino a persone ed animali, malati o sfortunati, cercando di costruire loro un futuro migliore. Fallito chi crede che sia una perdita di tempo.

Una cosa che ho ricordato, sempre grazie all’esperienza itinerante del mio cane, è che spesso le persone “frivole” confondono facilmente l’empatia e la generosità con la voglia di affermazione personale. Mi spiego meglio, chi non sa cosa significa “dedicarsi agli altri” perde di vista il vero fine di ciò che si sta facendo. Un esempio? Durante quelle notti di ricerca, percepivo nettamente la voglia e il desiderio di quell’affermazione personale sopra citata. Persone che sono scese in strada col pigiama per cercare il fuggitivo sono da lodare, un pochino meno quelle che sono scese in strada solo per ricordarmi che l’avevano visto tremante aggirarsi presso la loro abitazione. Chi, in quei giorni, era con me, capirà cosa sto cercando di comunicarvi, ovvero volevo semplicemente ricordare che le azioni buone devono essere fatte per l’onesto e l’umano fine di aiutare chi ne ha bisogno e non per ricevere un “grazie” o per apparire “più buoni”. Le persone buone fanno i fatti, non le parole. In tutto questo ingarbugliamento di parole, ho voluto condividere con Voi, cari quattro gatti che mi leggete, la mia esperienza di ricerca del brigante canide.

Chi nasce “umano” avrà un peso da portare con sé tutta la vita, ovvero essere circondato da persone marce, che pensano che non si possa raggiungere la soddisfazione personale aiutando gli altri, ma solo pensando ai propri interessi. Non hanno ancora capito che la vera ricchezza è condividere il proprio benessere con coloro che ne hanno meno.

Non importa se il senso di questo articolo è nascosto, Into the pot è un minestrone di sentimenti, emozioni, di fatti reali e di interrogativi importanti, che non deve essere sempre necessariamente “spiegato”.

Non mi stancherò mai di scriverlo, aiutiamo chi sta male, chi ha bisogno di una mano amica, cerchiamo di essere persone migliori. Tentiamo di capire come potrebbero vivere gli altri, proviamo ad immaginare come si potrebbe sentire un bambino malato all’ospedale, un anziano solo a casa, un randagio chiuso in un canile, una persona sulla sedia a rotelle, una donna in balia della solitudine, un uomo che mangia alla Caritas… Insomma, in poche parole, ricerchiamo dentro di noi quella preziosa empatia, quella voglia di comprendere chi ci circonda, quel desiderio di sentirsi utili, quel qualcosa che ci fa sentire umani e che ci fa sentire vivi, ma alla fine della fiera, tutto si riduce a questo:

Chi vuole fare trova una ragione, chi non vuole fare trova una scusa.” Non diceva così il proverbio?

Arielle T.

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