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Pensieri a gogò: urla scritte di dolore

By intothepot, 02/14/2014

Leggendo riguardo i molti blog, simili al mio, bloccati perché “certe cose non si possono dire”, mi sono allarmata, ma poi mi sono detta: “Ari, hai un traffico di appena 10 utenti, stai tranquilla, per ora puoi dire ciò che vuoi!”.

Non ho intenzione di incentrare questo articolo su un particolare argomento, quindi come sempre, mettetevi comodi, perché ce ne ho per tutti. Probabilmente scrivo troppo, ma, per me, scrivere è un po’ come urlare: quando si ha voglia di farlo non si finisce, finché non si ha tirato fuori anche il più piccolo effimero spicchio di voce.

Il mondo non può essere salvato, perché le persone non vogliono che certe persone si salvino. Muoiono persone in Africa? Meglio così, c’è gente che ci vive facendo beneficenza.

Il ricercatore Pier Luigi Ighina inventa un dispositivo per contrastare i terremoti? E un altro per combattere la siccità? “Chi se ne frega!” è la risposta che riceve, con aggiunta di “Noi ci guadagniamo sulla mancanza d’acqua!”.

Somalia Sick Children

I terremoti e le altre catastrofi di ogni genere danno da mangiare a molte persone. Quando c’è distruzione, c’è sempre guadagno: beneficienza, appalti, mafiosi con la bava alla bocca. Scusate, volevo dire politici.

Ecco una pagina web dove troviamo il riassunto della storia del ricercatore Ighina:

http://www.nocensura.com/2013/05/le-straordinarie-scoperte-di-pier-luigi.html

Un mio piccolo commento: la giornalista che vedete a fine servizio è da prendere a schiaffi. Definire “arzillo vecchietto” uno scienziato che lavorò al fianco di Guglielmo Marconi! E come se non bastasse, quando questo arzillo vecchietto inizia a parlare di come fu trattato da quei pescecani che lo mandarono a quel paese, perché non interessava loro approfondire la questione, ecco subito il cambio di scena, ecco la distrazione degna di ogni rete televisiva: “Al nostro vecchietto interessa fare felici i bambini che si divertono a vedere le nuvole che si muovono”. Certo, invece di approfondire la storia del come questo arzillo vecchietto ha lavorato per dare un futuro migliore al mondo e a come è stato cacciato e ridicolizzato di fronte all’opinione pubblica non ne vogliamo parlare? No, non ne parliamo, a nessuno deve fregare della gente che muore, c’è gente che ci vive sulla morte altrui. Quindi facciamo tutti silenzio, diamo le notizie solo per fare share, intontiamo la gente, tanto poi a far girare bene il mondo ci pensano le case farmaceutiche, gli sceicchi arabi, la gente comune che se ne frega, le multinazionali, i politici e politicizzanti, i giudici ingiusti, i giornalisti ed i medici che venderebbero le madri per prendere una provvigione in più al mese.          

Mi domando: ma cosa diavolo fate a fare i giornalisti se avete paura di approfondire le questioni che state trattando? Vi definite giornalisti solamente perché parlate di un qualche cosa davanti una telecamera o perché scrivete due cosette su un pezzo di giornale?

Allora, più che giornalisti definitevi degli intermediari, fate da intermediari fra chi vi paga lo stipendio ed i telespettatori e/o lettori. Giornalisti che come definisco nel mio pezzo precedente, stanno attenti solo al conto in banca. Sono dipendenti di una rete televisiva, di un direttore di giornale, sono dipendenti di qualcuno e come è “giusto” (notate l’ironia) che sia non sono obiettivi: sono alle dipendenze di qualcuno e quindi sono tutt’altro che imparziali.

Anche se quel dispositivo non fosse funzionante sarebbe opportuno e doveroso approfondire e ricercare ancora! Ed invece la risposta che ci danno è NO! Non ne vale la pena ricercare. Perché? Perché il mondo è bello perché c’è morte, c’è catastrofe. Invece di essere elettrizzati alla vista di tanta potenzialità di miglioramento delle condizioni umane, alla potenzialità di salvare vite, noi cosa facciamo? Ridicolizziamo, infanghiamo e mettiamo a tacere tutte le persone che potrebbero apportate miglioramenti alla vita. Perché le persone che devono vivere bene già stanno vivendo bene, per tutte le altre non c’è bisogno di affaticarsi.

Siamo tutti coinvolti: assistere a delle ingiustizie, assistere a come certe persone mangiano sulla testa altrui, senza che nessuno ne parli, senza che nessuno faccia qualcosa, senza che nessuno decida di intervenire è pari ad essere i colpevoli.

Non faccio molto, scrivo per dare voce alle mie idee, scrivo per far sì che le persone pensino con la propria testa, che non credano a tutto ciò che leggono, che inizino ad interessarsi di problematiche serie, che inizino a provare empatia e che si interessino veramente delle condizioni di grave disagio che ogni giorno milioni di persone devono affrontare: morte (più disagio di questo), povertà estrema, malattie dovute a mancanza di cibo, di igiene, di acqua potabile, di cure mediche. Nei Paesi più poveri anche un’influenza può divenire mortale.

Come si può sprecare cibo, quando qualcuno mangia ? Questo per dirvi che: come si può sperperare tanto denaro quando qualcuno non ha nulla, nemmeno per coprirsi?

“Con i soldi del mio lavoro, io posso fare ciò che voglio”. Certo, voi potete fare ciò che volete, come io posso liberamente dire ciò che penso e penso che spendere 100.000 Euro per una macchina è da ignoranti, ovvero da persone che ignorano la mal condizione di vita altrui ed ignorare il malessere e la morte degli altri è a dir poco VERGOGNOSO.

Facciamo tanto gli umani quando muore un italiano all’estero, quando “scompare” una madre di famiglia, quando viene ammazzato un poliziotto o muore una bambina per malasanità a Roma e poi ce ne sbattiamo allegramente e volontariamente delle persone che COSCIENTEMENTE VENGONO FATTE MORIRE OGNI SANTO GIORNO? Ah certo, dimenticavo la legge del nostro Pianeta: ci sono persone di serie A, persone di serie B e quelle di serie sconosciuta.

Ci sono persone che possono morire senza essere degne di nota.

Spendere soldi per cazzate è legittimo, come è legittimo che ci sono persone che muoiono sotto il nostro stesso cielo, vero? L’importante è che Sanremo è sempre Sanremo, che gli stipendi di “quelli che contano” siano alti, che si induca a sperperare denaro per profumi costosi, per auto di lusso, per vestiti di marca e tanto altro che crediamo migliori la nostra esistenza. In fondo, al giorno d’oggi, non sei nessuno se non vai vestito bene, se non hai il trucco per le occasioni più importanti, se non hai internet al cellulare. Morale: se non hai soldi vali meno di zero.

Concludo con un altro mio piccolo commento: ho visto in televisione la pubblicità (perché è così che si chiama) dell’ospedale Bambino Gesù di Roma che ci invita a fare una donazione. Scusatemi, ma togliere soldi a chi ne prende troppi, no? Stipendi che schizzano alle stelle, soldi sperperati a destra e manca, la mafia che mette zampino su tutto e poi abbiamo ancora il coraggio di chiedere soldi? Medici con stipendi a 4 zeri, i costi della politica vergognosamente alti e molte altre cifre da capogiro che non vengono spese a dovere e chiediamo ancora soldi? Ma quanto prende di stipendio una persona che lavora a Save the Children o ad Amnesty International? Più volte queste associazioni sono state accusate di sperperare denaro. Perché non rendiamo tutto trasparente? Perché tutti, dal primo all’ultimo, non rendiamo i nostri redditi trasparenti e solo alla fine decidiamo chi dovrebbe donare di più? Non vogliamo abbassare lo stipendio? Doniamo in base al salario, che ne dite? Se tutti ci togliessimo qualcosa, magari il mondo girerebbe meglio, ma nessuno vuole rinunciare a niente e quindi come si pretende di cambiare le cose? Ah giusto, mi ero già dimenticata del mio prologo, il mondo non può essere salvato e, allora, così sia.

Ridimensionare sarebbe la parola giusta da adottare. Ridimensionare la visione che abbiamo dei soldi, ridimensionare il nostro ego, ridimensionare il mondo entro diversi parametri di coscienza e altruismo sarebbe una cosa saggia, ma i saggi al mondo d’oggi sono derisi e quindi viva l’egoismo e speriamo che domani non piova.

 

Arielle T.

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