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Ascoltare chi manifesta non è un optional!

By intothepot, 05/27/2014

Scrivere il mio dissenso nei confronti dell’imminente Mondiale in Brasile, per me è come sparare sulla Croce Rossa, ma ci provo ugualmente, cercherò di essere chiara, anche se la mia sensibilità mi rende alquanto nervosa. E’ passato molto tempo dall’inizio delle manifestazioni contro la realizzazione di questo evento di show business, chiedo venia per il mio ritardo nello scrivere a riguardo, ma credo che i miei lavori precedenti facciano capire, più che chiaramente, la mia posizione nei confronti della inarrestabile speculazione economica moderna.

L’arrivo imperioso di un Mondiale, portatore di ludicità, della già nominata speculazione economica, di quello sfrenato capitalismo, che proprio in un Paese stremato dalla povertà come il Brasile, ha fatto sì che la povera gente sia scesa in piazza per manifestare tutta l’indignazione per i miliardi spesi per la messa in scena di questo spettacolo calcistico e per far in modo che si inizi a dare attenzione alle vere problematiche umane, di un Paese che non ce la fa più, dove le diseguaglianze sociali e la povertà sono arrivate ad un massimo storico. Diversi e violenti sono stati gli scontri avvenuti fra manifestanti e Polizia.

Il verbo ascoltare non è più scritto in nessun vocabolario di nessuna odierna Nazione. C’è una manifestazione? Sopprimiamola. Non si ascoltano più le ragioni per le quali un popolo scende in piazza a manifestare, non si pone attenzione alle cause che hanno scatenato il fenomeno, non guardiamo le origini che hanno creato un movimento contro un qualcosa o un qualcuno, non ci soffermiamo sulle motivazioni, sulle parole che hanno da dire le migliaia di persone coinvolte nel manifestare. Eh no! Perché poi (come dico sempre) se si ascolta, come si fa a dire loro che a nessuno della “gente che conta” frega qualcosa di ciò che hanno da dire? Come dire loro che possono manifestare quanto vogliono, ma diranno sempre che la polizia ha fatto il suo lavoro sopprimendo e annientando le loro azioni di protesta? Mi spiace, ma con me non attacca il giochetto, di molti mass media, di distogliere l’attenzione da ciò che porta a gridare “Basta!” a degli esseri umani e cerca di far apparire una protesta (contro la speculazione di denaro e contro l’indifferenza generale nei confronti di chi non ha nulla) come una battaglia sanguinaria, dove grazie alla presenza di poliziotti, rigorosamente muniti di manganelli e quant’altro (ovvio, non sarebbero poliziotti) si è riusciti a mantenere la quiete e ci si è adoperati per assicurare che l’ordine pubblico sia ristabilito. Grazie Governo.

Distogliere l’attenzione da ciò che si ritiene opportuno non far ascoltare alla gente è un trucchetto politico e giornalistico che si studia sui libri. Non si danno gli strumenti per riconoscerlo e combatterlo, ma si studia e basta, ovvio, perchè nessuno vuole combatterlo.

Mass media che non hanno nulla da dire se non le stramaledette notizie civetta e, pertanto, la cronaca nera e rosa (o il colore che più vi aggrada) hanno preso il comando delle maggiori testate giornalistiche. Meno male, perché la gente è sempre molto attenta ed empatica nei confronti di chi muore e agli affari degli altri, basta che non si tratti di bambini che muoiono di fame, perché di quelli, per favore, non abbiamo tempo di preoccuparci.

Mi complimento con i giornalisti eccelsi della Rai (e non solo, anche con la Presidentessa del Brasile Rousseff) che, a mio parere, sono colpevoli di aver parlato di ciò che accade in Brasile in modo frettoloso, grossolano, inadeguato ed insufficiente; spesso hanno sfoggiato titoli dalle parole appositamente fuorvianti come “Le proteste di chi non ama il calcio”. Certo, coloro che sono scesi in piazza non amano il calcio ed il fatto di essere stati sfrattati coattamente dalle loro case, infatti molti sfratti sono avvenuti in vista del mondiale, ma nessuno dà loro la giusta importanza (al massimo due righe), perché è molto più grave non amare il calcio, piuttosto di gente povera che si è vista aumentare l’affitto o addirittura che è stata allontanata dalle proprie case. Ovviamente, le persone intelligenti, rare ma ci sono, hanno capito che il calcio non è qui il problema, non è un problema uno sport, ma lo schifo che c’è intorno. La gente deve sentirsi dire che i soldi non ci sono per la costruzione di opere pubbliche, destinate al popolo, che c’è crisi in ogni dove del Mondo e poi deve silenziosamente sopportarsi il giro miliardario che c’è dietro il “gioco” del calcio? Non è più un gioco, ma un business multimiliardario con stipendi milionari che calpesta le teste di chi non vuole un mondo con tanta diseguaglianza e con tanta differenza economica fra le “classi sociali”. Che schifo: sempre più un divario fra chi mangia troppo e chi non mangia per nulla. Ed il peggio, come sempre, è l’indifferenza. L’indifferenza di coloro che si siederanno con birra in mano a guardare la partita.

“Brasile: senza diritti niente Copa do mundu”

http://www.zic.it/brasile-senza-diritti-niente-copa-do-mundu/

 

Diventiamo coscienti di ciò che accade intorno a noi. Coscienti che le nostri azioni valgono! Let’s keep human in humanity!

Arielle T.

2 Comments

  1. Daria scrive:

    Bell’articolo, peccato che alla gente non importi un granchè, L’INDIFFERENZA REGNA. E come hai detto tu, alla fine, gli stupidi si siederanno con amici a seguito a guardare la partita, giustificando l’azione meschina come “gesto d’unione”, io lo giustifico come gesto stupido, ma ognuno ha le sue idee.
    Daria

    • intothepot scrive:

      Grazie per aver scritto. Non credo sia necessario che ti confermi il mio più totale accordo con le tue parole.
      La maggior parte delle persone preferisce rimanere addormentata, rimanere nel torpore, è una narcosi generale. La definisco atrofia della mente, assopimento dell’essere. Un’apatia di massa. Questa inoperosità porterà sempre più ad un malessere che, presto o tardi, colpirà tutti. Vorrei più coesione, più coscienza. Mi adopererò sempre, affinchè sempre più persone capiscano che mettere al centro se stessi non porta a nulla, mentre la strada verso il vero progresso sarà percorribile solamente quando non ci vedremo più come singoli individui, ma come una collettività. La coesione, l’aggregrazione e l’unione sono gli unici modi per ribellarci a questa oppressione, oppressione della quale quella famosa maggioranza, di cui parlavo all’inizio, ancora non è totalmente cosciente.
      Dato che apparentemente i problemi, la mancanza di diritti, la negazione e la sottrazione di dignità (che solo formalmente sembrano non riguardarci) toccano solamente le popolazioni che noi consideriamo più povere, quei Paesi detti “in via di sviluppo”, noi ci sentiamo autorizzati a lavarcene le mani, ma quei problemi ci toccano molto di più di quanto noi vogliamo ammettere ed è un dovere aiutare chi non vive una vita degna di tale nome, è un dovere combattere per loro, se non lo facciamo non siamo degni di morale e vivere una vita senza morale equivale a non vivere affatto.
      Scusami, non sono riuscita ad essere breve, perchè quando parlo di cose così importanti non riesco a fermare i miei pensieri.
      Scrivimi pure quando vuoi, un abbraccio.

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