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Africa: ricca e dannata Parte I

By intothepot, 07/04/2014

Il seguente articolo trae ispirazione e riporta dati ed informazioni da: Marisdavis.com

Tratti, espressioni ed opinioni personali si uniscono all’articolo presente nel blog che troverete cliccando sul link sovrastante, blog di cui vi consiglio la lettura e dove potrete trovare molti argomenti, dei quali l’approfondimento non è mai abbastanza.

L’Africa è stata e continua ad essere il bersaglio preferito di potenti governi e altrettanto potenti multinazionali che si adoperano per sfruttare e per spremere i popoli africani, fino all’ultima goccia di sangue.

Il deserto del Sahara divide la cosiddetta Africa mediterranea dall’Africa Sud sahariana, la quale non ha avuto facili contatti con le altre parti del Mondo, fino a quando gli Arabi conquistarono i Paesi africani della parte mediterranea, dando il via ai primi commerci. Successivamente, con la scoperta dell’America e con le prime navigazioni, si è potuto capire che il deserto non costituiva più un problema, dato che si poteva giungere a Sud del Sahara, facilmente via mare.

La Conferenza di Berlino, avvenuta fra il 1884 ed il 1885, ha fatto sì che le potenze europee si spartissero sapientemente i territori africani, dando il via al cruento processo di colonizzazione, conclusosi negli anni Sessanta. Quasi per un intero secolo, l’Africa è stata vittima di soprusi e di violenze, i quali hanno portato ad una espropriazione indebita dell’identità, di privazione della propria cultura, della propria individualità, per fare spazio all’imposizione di una cultura diversa, quella europea, e ciò ha favorito atroci conflitti interni e, come era barbaramente ovvio, uomini, donne e bambini di tutte le età sono stati schiavizzati.

Il concludersi della colonizzazione politica non ha avuto nessun effetto sulla grandissima influenza economica che l’Europa ha sull’Africa, la quale, essendo ricca di risorse come diamanti, minerali rari, minerali preziosi, ed avendo enormi distese di territorio che si possono coltivare, facendo così venire l’acquolina in bocca a diverse multinazionali europee, è da sempre sotto il controllo di quest’ultime, con il lascia passare e favorimento da parte dei governi e autorità locali.

La conquista sfrenata e facinorosa del potere e della ricchezza ha fatto sì che anche un qualcosa di positivo, come l’appartenenza etnica, sia strumentalizzato politicamente, per produrre rivalità verso etnie diverse ed alimentare così il caos, un caos perfettamente in linea con le esigenze di coloro che possono trarne profitto, guadagno e potere. Questo violento antagonismo fra etnie africane è stato alimentato dalle potenze coloniali prima e successivamente dai regimi totalitari.

L’identità degli Africani è stata violata, presa e gettata via, per fare entrare nel loro Paese una cultura che non apparteneva loro, una cultura che porta con sé una modernità che, se non assimilata correttamente, entra in contrasto con una mentalità retrograda, una struttura mentale che non ha avuto la possibilità di crescere, di scoprire, di esplorare e di indagare; così questa contrapposizione, purtroppo, non è stata favorevole all’avanzamento di un popolo, non ha favorito le basi per lo sviluppo e, quindi, tutto ciò ha fatto sì che le fondamenta, sulle quali, almeno in teoria, un popolo dovrebbe basare la crescita della propria società, venissero a mancare.

La lotta anticoloniale condotta dal popolo non condusse a nulla, perché non fu appoggiata dalla politica africana. Non sono state ascoltate le voci di un popolo che desiderava (e desidera ora più che mai) la libertà, la giustizia e un’identità oramai incastrata e prigioniera entro le mura di una sovrastruttura impetuosa e brutale che opprime tutta la voglia di un popolo di ritrovare le proprie radici e di guardare avanti, senza essere condizionato da una politica che pensa solo ai propri interessi, che crea alleanze con uomini potenti dell’Europa per fare in modo di accrescere le proprie ricchezze ed il proprio potere politico. Il popolo grida alla libertà, mentre i governi gridano alla sottomissione, allo sfruttamento e alla sete di soldi e di egemonia sul popolo.

                                                                       *To be continued*

Arielle T.

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